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Hiss Golden Messengers


HEART LIKE A LEVEE (Merge) CD – LP dist. Goodfellas

L’America profonda, quella raccontata da Steinbeck e Faulkner o ancora quella delle strade secondarie raccontate da Sam Shepard rimane il riferimento per cominciare a scrutare il mondo delle canzoni di Michael C. Taylor. La famiglia e i doveri, la paura e la fuga, il senso di colpa, il perdono e la fiducia, il ritorno agli affetti e alla strada perduta. Le domande che tormentano un musicista costantemente in tour, un po’ per obbligo di promozione e un po’ per fuggire da una vita fatta di regole convenzionali difficili da sopportare. Va da sé che la scrittura dei brani di questo “Heart Like a Levee” sia iniziata in una stanza d’albergo a Washington, nel Gennaio del 2015 mentre fuori infuriava una violenta tempesta, la stessa che in qualche modo lacerava interiormente l’animo di Michael C. Taylor portandolo a domandarsi se i figli avessero capito ancora una volta perché lui doveva essere lontano da loro. Per un musicista spesso è difficile trovare un equilibrio nella propria vita, più facile invece cercarlo nella scrittura e nelle canzoni come è il caso di Hiss Golden Messengers, costantemente impegnato, disco dopo disco a fondere l’anima più tradizionale e autorale a quella soul e rhythm and blues della sua musica. Registrato a Durham, North Carolina con l’aiuto di Bradley e Phil Cook dei Megafaun, il batterista Matt McCaughan (Bon Iver) e la partecipazione delle bellissime voci di Tift Merritt e Alexandra Sauser-Monnig, “Heart Like A Levee” è impreziosito nella sua versione Deluxe da un bonus CD di otto tracce acustiche che rappresentano un compendio davvero notevole a un album già di per sé importante.

“E’ dura signore, signore è dura” canta in Biloxi, mentre alla festa di compleanno di un figlio che si è visto poco crescere riflette sul suo ruolo di padre. Le atmosfere tanto care al compianto Elliott Smith rendono il primo singolo Tell Her I’m Just Dancing una perla di pop malinconico e una direzione nuova per il cantautore americano. Una moglie da amare anche se si è costretti ancora una volta ad abbandonare, come nella title-track ci restituisce tutto il fascino della migliore “americana”, con un’acustica e un banjo a sostenerne la melodia. La cupa solitudine esistenziale di Like a Mirror Loves a Hammer sostenuta da un ipnotico groove black con tanto di fiati e chitarre riverberate ci riporta vicino all’abisso prima che sia ancora la strada e il viaggio a rischiarare la mente nella splendida ballata Cracked Windshield.

Il raffinato duetto con Tift Merritt di Happy Day (Sister My Sister) e ancora l’andamento leggero di Say It Like You Mean It nascondono ancora domande alle quali è difficile dare una risposta chiara prima di essere condotti nella straniante elettricità di Age of Cups Hung Low Band.

Il finale è invece affidato a Highland Grace, in uno stile perfettamente classico, con un gusto per gli arrangiamenti fiatistici che ricorda Van Morrison, un pianoforte alla Randy Newman e meravigliosi cori dal sapore soulful che riassumono la ricerca di equilibrio di Michael C. Taylor e un ennesimo ritorno alla strada di casa, dove ritrovare i suoi amori ancora una volta ad aspettarlo come noi a braccia aperte.

 
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